Comune di Castelmassa (RO)

Periodo Repubblica Italiana

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Periodo Repubblica Italiana

25 aprile 1945- Fine della II Guerra Mondiale. Il 13 e il 15 luglio 1944 bombardamenti aerei distrussero il ponte in chiatte. La riattivazione del ponte s’impose come primaria necessità.
 Nel breve periodo di un anno il manufatto venne  ricostruito con caratteristiche similari al primo: chiatte di cemento sulla riva sinistra, barconi in ferro ad uso militare sulla riva destra, a Sermide. Un po’ raffazzonato (si utilizzarono le due testate rimaste e tutto il materiale residuato recuperato), ma completo e funzionante. La sua inaugurazione, anche quella volta, balzò agli onori della cronaca nazionale tramite il documentario filmato “La Settimana INCOM” che evidenziava le grandi opere di ricostruzione post- bellica. Nel frattempo, Castelnovo Bariano l’1-1-1947 ottenne l’indipendenza da Castelmassa che  mantenne il toponimo del 1928.
Urbanisticamente il paese conservò la struttura antica fin quasi alla fine degli anni ’50 del 900 quando, aprendo una lunga via di fronte al Palazzo Municipale, iniziò un profondo cambiamento  dell’asseto urbanistico: l’insediamento abitativo si espanse verso la zona Est, conseguentemente si costruirono altre vie.

espansione
Espansione dell'insediamento abitativo verso Est

Nel primo censimento delle strade del paese, effettuato dopo l’annessione del Veneto al Nuovo Regno (1871) si contarono quindici strade più alcuni tronconi nel territorio rurale. La Piazza e Via Magnana (ora Via C. Battisti) costituivano la borgata principale; tre erano le borgate secondarie: Via Camatte, Via San Martino e Argine Marola –Pio. Attualmente il numero delle strade è passato al considerevole numero di settantaquattro. La densità abitativa è aumentata: molte famiglie si sono spostate dalla campagna al centro.


Vista dal satellite Castelmassa assomiglia ad un’antica cittadella medievale addossata alla riva del Po con al centro del fiume la millenaria isola come una voluminosa foglia galleggiante.  Un’immagine singolare, una sorta di roccaforte ma, al suo interno, è spaziosa: viali alberati,  nuove piazze e  parchi come piccole oasi verdi. Visualizza la foto su Google Maps maps.google.it/maps

Teatro Cotogni

Il Teatro Cotogni venne inaugurato il 23 agosto 1884 con l’opera  “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini e la partecipazione straordinaria del famoso baritono Antonio Cotogni. Il  corpo orchestrale era composto di cinquanta professori e coristi dell’orchestra di Bologna. Seguirono altre tre serate operistiche, concerti e varie altre manifestazioni.
Un evento straordinario per un piccolo paese, citato anche sulla stampa nazionale.
Cotogni:  teatro tipico dell’epoca: forma ovale, due ordini di palchi, due loggioni laterali, tanto capiente da poter contenere centinaia di persone.
La loggia, parte integrante dell’ imponente fabbricato, fu progettata per consentire uno svolgimento ottimale del mercato della canapa, delle tele e dei bozzoli. Un progetto brillante che, seppur finalizzato al commercio, ha contribuito a rendere l’edificio imponente nella sua volumetria.
Chiamato dagli amministratori del tempo “Sala per spettacoli”, il teatro  fu concepito anni prima  per sopperire alla lontananza dai grandi centri ed offrire opportunità culturali in un’ottica di rinnovamento che abbracciava vari settori settori dall’urbanistica, alla viabilità, concentrandosi soprattutto sull’istruzione. La realizzazione del teatro rientrava, quindi, in una pluralità di obiettivi amministrativi finalizzati a dare nuovo impulso al paese.
Con il passar degli anni gli spettacoli si differenziarono man, mano che  i tempi cambiavano e galoppava il progresso: opere, operette, concerti, film, spettacoli leggeri, prosa, varietà. Divenne un punto di riferimento per tutti i paesi circostanti. Non conobbe crisi di affluenza.
Nel 1951 l’interno fu completamente ristrutturato. Furono demoliti i palchetti, cambiò fisionomia: ampia platea con una grande gradinata capaci di contenere cinquecento persone.
Nel 1984 non possedendo più i requisiti di sicurezza secondo le nuove norme in tale materia, fu chiuso. Purtroppo la chiusura è durata ventiquattro anni.
Ora è stato ristrutturato e ridimensionato con una capienza minore rispetto al passato.
Rimane l’imponenza del fabbricato che  situato vicino al Palazzo Comunale e alla Banca Antonveneta (ex Villa Bresciani) conferisce alla Piazza municipale una apprezzabile armonia architettonica.

Istituto d’Arte
arte
“Il Corriere del Polesine” il 28 giugno 1893 dedicò un articolo alla Scuola d’Arti e Mestieri di Massa Superiore, apprezzando gli elaborati presentati dagli alunni alla prima mostra realizzata dalla scuola, istituita da soli tre anni.
Il Consiglio dell’allora Massa Superiore aveva deliberato l’avvio della “Scuola d’Arte applicata all’industria” solo il 31 dicembre 1889 per “…supplire alla mancanza, da un pezzo lamentata, di un insegnamento pubblico nel quale si ammaestrasse con metodi e sistemi razionali il nostro artigianato a quelle industrie fabbrili che si son qui sviluppate (lavori di muratore, scalpellino, intagliatore, ebanista, lavoranti in ferro e simili)…”
L’impegno e la qualificazione di docenti e allievi, consentì nel 1911 la partecipazione della scuola all’Esposizione di Torino. Particolarmente negli anni Trenta furono numerosi i riconoscimenti (medaglie  d’oro, di bronzo, premi particolari) che la scuola ottenne non  solo in mostre a Rovigo, Adria, ma nelle fiere e mostre di grandi città come Milano e Bologna.
La  “Scuola d’Arte e Mestieri” per la sua valenza sociale e culturale ha beneficiato di oblazioni da parte di alcuni benemeriti cittadini:
Vittorio dott. Fattori – 11 febbraio 1914 < Legato Fattori> ;
Cav. Emilio Turco – 4 ottobre 1925 < Fondazione Gina Guerrini Turco> ;
Oliviero ing. Bianchi – 9 settembre 1934 < Fondazione ing. Stefano Luigi Bianchi>.
Le donazioni hanno consentito l’istituzione di Borse di studio.
Nel 1962 la Scuola d’Arte applicata divenne Istituto d’Arte, nel 1990 fu intitolata a Maria Callas.
Attualmente è un Istituto di Istruzione Superiore aggregato all’I.P.S.I.A “E.Bari” di Badia Polesine e all’I.P.S.A.A. “M.e T. Bellini” di Trecenta.
Nel mutare dei tempi sono cambiate le discipline e attualizzati i corsi attraverso progetti specifici che vanno dall’ Architettura ed Arredo, alla Pittura e alla  Decorazione Pittorica, alla Moda e al Costume, fino a comprendere Arte e Restauro della Ceramica, dei Metalli, dell’oro e dei metalli preziosi.
Si svolgono, inoltre,  corsi serali inerenti l’Arte del Tessuto e la Decorazione Pittorica.
Nell Istituto  attualmente si sta svolgendo un concorso che è un positivo esempio d'incontro tra scuola e mondo del lavoro.
L'I.S.A., la Grecotex (azienda locale specializzata in maglieria ed abbigliamento) e la Confindustria di Rovigo hanno organizzato e promosso un concorso per la realizzazione di una collezione donna "Primavera- Estate '09" finalizzata a promuovere sul territorio la conoscenza delle capacità di progettazione nel campo della moda. L'attività è  strutturata in parte  all'interno dell'istituto scolastico, in parte presso la sede aziendale di Grecotex. La cerimonia di premiazione si terrà a Rovigo presso la sede di Confindustria.


Dalla “Fecoleria” alla “Grande Fabbrica”


Nella “Fecoleria”  venivano lavorate  le patate dalle quali si otteneva la farina di fecola. Successivamente vi furono cambi di proprietà e di materia prima. Negli anni Venti del ‘900 s’incominciò ad utilizzare il granone o  mais per ottenere una diversificazione di prodotti, la fabbrica assunse il nome di F.R.A.G.D. ( Fabbriche Riunite Amido Glucosio Destrina).
Fu costruita in riva al fiume una grande gru. Lì attraccavano bettoline cariche di mais.  Con carretti e poi con camion il granone veniva trasportato allo stabilimento.  Il camino della fabbrica era sempre fumante, segno che il ciclo di lavorazione era continuo. Il “camino” assieme alla chiesa ed al campanile divenne un simbolo del paese. Con l’avvento delle nuove tecnologie fu abbattuto alla fine degli anni 90 del ‘900.
Un avvenimento che richiamò una gran folla:  in pochi secondi, tra una grossa nuvola di polvere,  scomparve una caratteristica del panorama castelmassese.
Nel tempo il complesso industriale  ha cambiato fisionomia e proprietà.
Attualmente lo stabilimento  si avvale di una avanzata tecnologia,  di una centrale termoelettrica, è dotato di vasche per la depurazione delle acque di scarico, si chiama Cargill ed  opera con impianti a ciclo continuo.
I derivati della lavorazione del mais sono  utilizzati da varie industrie: dolciarie, conserviere, farmaceutiche, cartiere. La fabbrica ha assunto grandi proporzioni. Lo si può constatare di sera: una dimensione enorme evidenziata dall’illuminazione  che conferisce al complesso industriale un suo fascino: nel buio una struttura avveniristica, quasi spaziale.

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