Mauro Mazzali

La sua prima mostra personale risale al 1977. Ha tenuto mostre personali, partecipato a numerose mostre collettive nazionali ed internazionali (Parigi, Malindi- Kenia) e a tante altre manifestazioni.
Ha realizzato moltissime opere pubbliche in particolare di committenza religiosa come lo Stemma Papale che orna la Sala Stampa del Vaticano. Per l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna il monumento al prof. Mario Campanacci. Per varie città emiliane fontane, bassorilievi , targhe commemorative.
Nel 1991 e nel 1993 ha vinto il “Premio Fetonte” dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. Ha realizzato medaglie e trofei in occasione di eventi e manifestazioni di grande rilievo. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche tra le quali la Fondazione Giacomo Lercaro per la quale ha coniato la medaglia commemorativa dell’inaugurazione – maggio 2003. E’ inserito nel X° Catalogo della Scultura Italiana edito da G. Mondadori.
Mauro Mazzali è un esemplare autore di arte plastica in quanto sa coniugare sapienza- gesto. Pregevoli sono le terrecotte i bronzi, le sculture in bronzo e cemento. I suoi lavori sono contrassegnati da un continuo processo di movimento.
Nel 2005 ha vinto il prestigioso “Premio Marconi” di Pittura Scultura e Arte Elettronica che annovera tra gli insigniti i maggiori artisti contemporanei da Bruno Munari a Giò Pomodoro, a Gillo Dorfles, a Luciano Minguzzi, a Pietro Cascella…
Una delle caratteristiche del suo lavoro scultoreo è quella di aver ricercato modi e tecniche per realizzare opere con la gomma siliconica, una materia “tenera” che chiama ad essere creata, trasformata in forme.
Tali forme collocate in appositi spazi chiusi affascinano tanto da indurre chi le guarda a volerle toccare per verificarne la fisicità.
Si consiglia una visita al suo laboratorio presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna ed in particolare alla chiesa di San Procolo nella città medesima per ammirare alcuni dei suoi singolari lavori: ha sistemato il presbiterio, fondendo , in bronzo, la cattedra, il paliotto dell’altare e l’ambone.
Torna, spesso, con discrezione, a Castelmassa dove conserva ancora affetti familiari seguendo con attenzione le vicende del suo paese natio.